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CULTURA E TURISMO

CULTURA E TURISMO

Il costume femminile

Non avendo altre fonti a disposizione, si premette che il costume di Onifai è stato esaminato in base alle notizie raccolte attraverso le interviste effettuate nel paese. Si tratta innanzitutto di un abbigliamento festivo, spesso confezionato in occasione delle nozze. Essendo un abito importante i tessuti utilizzati avevano delle costanti fisse nei vari capi. Le eccezioni sono sempre relative all’abbigliamento giornaliero o a quello delle classi sociali povere. Questi abiti erano utilizzati in particolari occasioni e non tutti avevano la possibilità di confezionarlo. Solo la classe sociale più abbiente poteva disporre di questi abiti e talvolta sappiamo che alcune donne possedevano diversi costumi a secondo delle occasioni. Dunque un abito festivo, utilizzato generalmente per le nozze e proprio per tale caratteristica, quello che si è maggiormente conservato, è stato oggetto di questo studio.

Prima di analizzare i singoli capi del costume femminile di Onifai, si precisa che alcuni di essi, come le tasche e la sottogonna, presi in considerazione nell’analisi generale, non sono più conservati. Oggi, però questi capi sono ancora usati con l’abbigliamento rustico portato dalle donne più anziane, e ricalcano gli antichi modelli confezionati in tela bianca o colorata, ma privi di ornamenti.

Il costume femminile

Il costume tradizionale femminile onifaese

Costume da sposa

Copricapo 'Mukkatore'

Esistono due copricapo:

  • 'mukkatore ‘e seta”
  • 'mukkatore reccamatu o de tabè'

Il copricapo di seta, ricordato come il più antico, è uno scialle frangiato a forma quadrangolare, indossato piegato a triangolo, generalmente di colore viola-nero. Veniva indossato in occasioni particolari come le nozze ed era considerato un capo di lusso, quindi prerogativa delle persone più agiate.

Il secondo tipo è generalmente a forma triangolare, confezionato in lana color marrone (tabè). Nell’angolo ricadente sulla nuca, è arricchito con ricami floreali cuciti con fili di seta policromi o dorati. Questi, spesso erano eseguiti da persone specializzate. Veniva indossato in occasione di festività, mentre, per i giorni feriali esisteva una variante dello stesso copricapo privo di ricami. Al di sotto di questo si portava un copricapo più piccolo, denominato “ Mukkatore ’e istringhere” che aveva la funzione di tenere in ordine i capelli. Di forma triangolare, veniva annodato dietro la nuca oppure legato sopra il capo, veniva confezionato in tela bianca o colorata, (nero per il lutto). Questo capo ormai non fa più parte del costume Onifaese.

Il costume femminile

Particolare della lavorazione de su mukkatore

Corpetto 'Zippone'

Ė indossato sopra il gilè aderendo bene al corpo, corto e con le maniche aderenti. Confezionato in seta, velluto operato (terziopero) e anche in panno, in base alle possibilità economiche. I colori variano dal rosso-nero al nero-viola e marrone, arricchito ai bordi da galloni in seta policroma. Completamente nero per il lutto. Quello confezionato in velluto operato era usato per le occasioni importanti, mentre, quello in seta o in panno per tutti i giorni. Ad eccezione del periodo estivo, veniva sempre indossato per uscire.

Gilé 'Zustilliu'

È indossato sopra la camicia, estremamente piccolo da arrivare solo a metà busto. Confezionato in broccato, velluto operato (terziopero) policromo e anche in raso. I colori sono vari, rosso-giallo, verde e marrone, spesso rispecchiano quelli del corpetto. In caso di lutto era nero. Veniva indossato sempre ed era consuetudine stare in casa con camicia e gilé.

Il costume femminile

Parte posteriore del bustino femminile

Camicia ' Kamisa'

Si presenta molto ampia ed è confezionata in tela di cotone bianco (trambiche). È ricamata ad ago ai polsi, al collo e all’apertura dove quest’ultima copre l’abbottonatura. Il ricamo sul collo oltre alla funzione ornamentale ha anche il compito di raccogliere, grazie alla fitta pieghettatura, l’ampiezza del tessuto. La sua confezione, essendo complessa, veniva eseguita da persone specializzate come i ricami. La camicia quotidiana era sempre della stessa forma ma meno ricamata. Al di sotto si portava una semplice maglia di lana.

Copribusto ' 'Copribusto'

È indossato sotto la camicia ed è considerato un’innovazione posteriore, forse, sostituisce la maglia di lana precedentemente usata. È confezionato in tela di cotone (trambiche) a volte anche in seta. Di colore bianco e anche colori chiari.

Gonna 'Uresi'

La gonna è lunga fino alle caviglie e molto ampia. È confezionata con tela di lana ruvida (orbace) di produzione locale; di colore marrone e nera per il lutto. Questi colori si ottenevano da tinture vegetali. In seguito fu confezionata anche in panno. Alla base è ornata con balze di damasco rosso e broccato policromo; queste potevano essere alte alcune centimetri, oppure, arrivare fino a metà indumento e costituivano un segno di appartenenza ad una classe sociale o ad un’altra, che veniva desunta dalla maggiore o minore altezza. Altri ornamenti si collocano lungo la vita e ai bordi delle aperture laterali. Particolare appare l’uso di tale capo, infatti, al di sotto si portava un’altra gonna, sempre in lana ma più leggera, e un grembiule di tela colorata. Essendo la gonna un capo per uscire, gli altri due rappresentavano l’abbigliamento casalingo. Coloro che non potevano permettersi l’uso di varie gonne utilizzavano quella di orbace anche in casa, ma dalla parte meno ornata. Inoltre, quando si diffuse la gonna in panno, questa, divenne prerogativa delle persone più agiate, mentre, quella in orbace fu usata dalle persone più umili.

Il costume femminile

La gonna in panno

Tasca 'Buzaca'

È collocata in corrispondenza di una delle aperture laterali. Questa consiste in una semplice sacca rettangolare con una piccola apertura centrale fino a metà tasca; ai lati ha un nastro dello stesso tessuto per legarla attorno alla vita. Confezionata in tela bianca o colorata. Potevano essere anche due, una per ciascuna apertura della gonna, appese ad un unico nastro.

Sottogonna 'Tunica'

È indossata sotto la gonna, leggermente arricciata in vita con un elastico, oppure, chiusa da un gancio. Confezionata in tela di cotone molto fine (trambiche) o in tela meno raffinata di colore bianco. Quella festiva era ornata alla base con del pizzo.

L’orificeria era una parte importante dell’abbigliamento femminile onifaese e comprendeva oltre a 'sos buttones' (i bottoni) della camicia, presenti sia nel costume femminile che in quello maschile, spille, orecchini, anelli e collane varie. La maggior parte di questi gioielli erano in filigrana d'oro o d'argento, a secondo delle possibilità economiche. Le scarpe e le calze erano usate dalle persone più ricche, mentre la maggior parte della gente non le portava.

L'abito tradizionale di Onifai è simile, sia nei tessuti che nelle forme dei vari costituenti al costume di Irgoli e Loculi. I tessuti pregiati utilizzati per confezionare il costume femminile, venivano acquistati nelle botteghe dei vicini paesi di Orosei o di Dorgali, l’unico tessuto ad essere confezionato in loco era l’orbace.

L'abbigliamento delle vedove, come si deduce dalla memoria popolare, oltre ad essere costituito esclusivamente da indumenti neri, comprendeva anche 'su vellu' e 's'anteledda', cioè un velo, posto sul copricapo e lasciato cadere davanti al viso, e un grembiule, generalmente di seta nera, portato sopra la gonna.

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