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CULTURA E TURISMO

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Il costume maschile

I principali indumenti del costume maschile onifaese sono simili a quelli del resto dell’Isola. A questi hanno dedicato molte pagine il Cetti, Gemelli, Madau, Mameli, Lamarmora, Bresciani, Maltzan e parecchi altri.

Il costume maschile

Il costume tradizionale maschile onifaese

Parti del costume maschile

Copricapo 'Sa Berrita'

Copricapo tipico a forma di lungo 'tubo' di panno nero, chiuso ad un'estremità, che si porta arrotolato sul capo in vari modi; realizzato originariamente in maglia di lana infeltrita fungeva anche da portamonete. Indumento indispensabile e caratteristico dei sardi. Il Madau vede in esso lamitra che usavano i frigi ed i lidj, popoli che un tempo abitavano la Toscana ed il Logudoro. Il Bresciani lo nota nel Paride sul monte Ida. Lamarmora osserva, che quando vi si adatta un fazzoletto per assicurarlo sotto al mento, risponde al redimicula dei latini. Lo stesso afferma di aver visto nel 1822 molti vecchi coi capelli dentro una borsa di pelle o di rete, sulla quale mettevano una specie di calotta, e poi su questa la berritta. Il Mameli accenna nel 1805 i campidanesi del suo tempo, i quali cacciavano le chiome entro un sacchetto di tela chiamato toccau, sul quale mettevano la berriola di lana nera, che si distendeva verso le orecchie in due linguette, a guisa di piccolo camauro (berrettino usato dai papi).

Camicia 'Kamisa'

Si presenta molto ampia ed è confezionata in tela di cotone bianco (trambiche). È ricamata ad ago ai polsi, al collo e all’apertura dove quest’ultima copre l’abbottonatura. Il ricamo sul collo oltre alla funzione ornamentale ha anche il compito di raccogliere, grazie alla fitta pieghettatura, l’ampiezza del tessuto. La sua confezione, essendo complessa, veniva eseguita da persone specializzate come anche i ricami. La camicia quotidiana era sempre della stessa forma ma meno ricamata. Al di sotto si portava una semplice maglia di lana.

Il costume maschile

Particolare dei bottoni di filigrana

Corpetto 'S'imbustu'

Corpetto da indossare sopra la camicia e sotto 's'uresi. La parte superiore è confezionata in broccato, velluto operato (terziopero) policromo. I colori sono generalmente rosso-blu, nero-viola. La parte inferiore è confezionata in panno rosso. È opinione del Madau, che fosse in uso presso gli antichi greci e romani, ed anche presso i lidj. Lamarmora lo considera del secolo XV e XVI, e lo fa pervenire più dall’antica Italia che dalla Spagna. Bresciani afferma che s’imbustu serrato alla vita non è che il thorax dei latini e il corytos dei greci.

Il costume maschile

Parte posteriore del bustino onifaese

Calzoni 'Karzone 'e tela'

Calzoni larghi di tela bianca, normalmente lunghi sin sotto il ginocchio. Si infilano sotto le ghette. Secondo il Madau vennero introdotti nell’isola circa tremila anni fa dai greci.

Gonnellino 'Karzone 'e Uresi'

Corto gonnellino (o braghette) di orbace nero, per lo più increspato – l’unico indumento di uso generale nell’Isola, e il più caratteristico. Corrisponde ai pantaloni e può avere lunghezza ed ampiezza variabile. Va indossato sopra i calzoni. Bresciani lo dice miscuglio di foggia etrusca e celtica. È presente in Grecia, ma più lungo, e di stoffa bianca o di colore.

Cinta 'Sa Kintorja'

Si porta stretta in vita, sopra 'su Karzone 'e Uresi', è una cinta di cuoio guarnita con decorazioni in bassorilievo e legata con lacci di pelle ('sas currias'). E di uso quasi generale nell'Isola.

Ghette 'Sas Karzas'

Gambali di orbace o panno nero legate posteriormente sotto il ginocchio con un nastro viola.

Il Madau li crede provenienti dai greci e dai romani. Questi calzarini sono di due specie: quelle di lana, strette, e quelle di pelle, più ampie, che il Maltzan dice alla spagnola. Il Mameli suppone che siano stati inventati per la lotta coi piedi, oggi smessa in Sardegna.

Scarpe 'Sas iscarpas'

Quelle indossate oggi col costume sono di pelle nera. Madau crede che il genere di calzature usato dai sardi fosse quello dei greci e dei romani. Mentre, il Mameli nel 1805, a proposito di scarpe, fa un’osservazione curiosa. Egli scrive: '… Chi vorrà da qui a un secolo sostenere, che le scarpe oggidì di moda non siano state lunghe quasi una volta e mezzo il piede, ragionando dell’i ncomodo e dell’inutilità di sì smisurata punta, negherà una verità incontrastabile …'. Il Maltzan dice, che le scarpe sarde si distinguono per l'abbondanza dei chiodi.

Sopra questi abiti spesso veniva posta, da pastori e contadini, l'antichissima pedde (la mastruca di cui parla Cicerone - 'Pro Sauro 45') assieme a su saccu, due pezzi di orbace rettangolari, cuciti secondo due lati consecutivi. Copriabiti più eleganti erano su gabbanu (cappotto di orbace lungo fin sotto il ginocchio) e sa gabbanella (simile al precedente, ma più corta), entrambi con o senza cappuccio.

Il Bresciani osserva, giustamente, che gli uomini della Sardegna meridionale hanno fogge di vestire assortite e vivaci, con colori allegri e ricche bottoniere a filigrana, mentre quelli della Sardegna settentrionale hanno un abito schietto volgente al bruno, con giubboni di verde cupo, azzurro o paonazzo. Per le donne, succede il contrario: i colori vivi spiccano nel nord, mentre verso sud sono meno appariscenti, benché le donne vestano con maggiore profusione di fronzoli, lusso di broccati e di velluti.
Quasi tutti gli scrittori si fermano sugli indumenti maschili fin qui descritti, e tutti, forse in relazione al famoso idolo fenicio segnalato da Lamarmora (con mastruca o collettu, ragas e borzachinos, e berretto a cono con sovrapposta treccia di capelli), fanno risalire agli antichissimi popoli d’Asia la maggior parte dei costumi della Sardegna.

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