Sito ufficiale dell’amministrazione comunale di Onifai
Salta la barra di navigazione e vai ai contenuti

La Chiesa di San Sebastiano è la Parrocchiale del Comune di Onifai. Nel libro di Michele Carta “ Nell’anno del Signore 1777”, vengono riportate le risposte ad un questionario date dal provicario del paese che nelle sue dichiarazioni sottolinea che la nomina a Parrocchiale della Chiesa di San Sebastiano è avvenuta lontano nel tempo; inoltre la prima Chiesa intitolata allo stesso Santo, in quell’anno, risultava vecchia e interdetta al culto, mentre si ignorava la data di costruzione della nuova che non fu realizzata sulle rovine della precedente. Il passaggio della Parrocchiale a San Sebastiano avvenne probabilmente nel 1751, come risulta dal registro dei Battesimi a pagina 110 riga 12 dove si legge: “ Il 2 marzo 1751,… battezzato a San Sebastiano”. La nomina a Parrocchiale fu sicuramente preceduta dai lavori di ristrutturazione o meglio costruzione ex novo e fu aperta al pubblico nel 1765. Resta il dubbio fra le due date precedenti, ossia la vecchia Chiesa in onore di San Sebastiano diventò Parrocchiale prima della costruzione e apertura della nuova Chiesa oppure il Battesimo, precedentemente menzionato, fu celebrato in una Chiesa, all’epoca, minore e per cause sconosciute.
La scelta di San Sebastiano come Patrono di Onifai è legata alla grande fede e al grande coraggio che egli ha dimostrato nell’arco della sua vita. Sebastiano nasce a Milano da madre milanese sposata ad un funzionario romano della Gallia meridionale. Entra nelle guardie pretoriane, raggiungendo ben presto alte cariche. È, quindi, chiamato a far parte delle guardie personali degli imperatori Diocleziano e Massimiliano, cui fu molto gradito per la sua fedeltà e lealtà. Grazie a questa fiducia imperiale e alle alte cariche raggiunte, riesce a diffondere il messaggio cristiano tra le famiglie nobili e i magistrati, fino a convertire il prefetto di Roma. Lo zelo per la diffusione della dottrina cristiana unito a quello per l’assistenza ai carcerati e alla sepoltura dei martiri non passano inosservati. Chiamato a giudizio dagli imperatori fu condannato a morte mediante il supplizio delle frecce. Di notte alcuni cristiani si recarono sul posto per dargli sepoltura e si accorsero che era miracolosamente vivo, riacquistata la salute decise di dichiarare pubblicamente la sua fede in Cristo. In seguito per ordine di Diocleziano fu ucciso, probabilmente tra la fine del III secolo e l’inizio del IV secolo mediante flagellazione e il suo corpo fu gettato in una cloaca.
La difficoltà nel collocare storicamente questa Chiesa è dovuta anche ai molteplici rimaneggiamenti che questa ha subito negli anni. Nonostante questo, si osservano ancora delle tracce riconducibili alle Chiese romaniche. Gli elementi comuni a queste Chiese sono infatti: la robustezza dell’organismo architettonico, il senso di peso e di massa, la concezione dello spazio conchiuso e accentrato e la semplicità della pianta e della decorazione. I caratteri stilistici risultano tra loro molto simili: la pianta ricorrente è di forma più o meno rettangolare, conclusa da un’abside semicircolare coperta con un catino a quarto di sfera. L’interno si presenta a navata unica con due cappelle laterali, ciascuna delle quali provvista di altare; il presbiterio è sopraelevato, rispetto al piano della navata principale. All’interno di una nicchia, ricavata nella parete centrale, domina il simulacro di San Sebastiano. L’edificio, dotato di campanile, ha un prospetto sobrio a forma di croce greca, non presenta nessuna specialità architettonica e la facciata, piuttosto imponente, non reca alcuna iscrizione.