Sito ufficiale dell’amministrazione comunale di Onifai
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Inserito in un contesto più ampio il territorio del Comune di Onifai, per peculiari
caratteristiche stratigrafiche, per la presenza di complessi litologici rilevanti, per le
risultanze dei fenomeni legati ai movimento tettonici, contestualmente connessi ad intenso
vulcanismo, rappresenta una “sub-regione” geolitologica del tutto particolare. La storia geologica
dell’area, complessa e ricca di vicende, si estende lungo un arco di circa 450 Milioni di anni.
Nella parte settentrionale del territorio del Comune di Onifai si possono osservare le antiche
rocce che fanno parte del cosiddetto basamento cristallino, originatosi nel Paleozoico (da 440-245
Milioni di anni). Si tratta di formazioni derivate dalla fusione parziale delle rocce che
compongono la crosta terrestre; questi magmi, solidificando, alla fine dell'Orogenesi Ercinica
avrebbero dato origine ai graniti che costituiscono l'attuale basamento cristallino della Sardegna.
Utilizzando come base di partenza la strada comunale Onifai-Su Vitichinzu, che si diparte dal
centro abitato presso la località "Palas de Serra", si possono osservare le forme del paesaggio
legate al granito rosa, una formazione che si estende, nel territorio comunale, per quasi tutto il
confine orientale (tranne la parte iniziale interessata da pianori basaltici), passando per Punta
su Nuraghe (348 metri s.l.m.), Punta Nidu Abile (337 metri s.l.m.), Punta Artu De (367 metri
s.l.m.), Punta Istiotta (440 metri s.l.m.), interrotte ogni tanto da antiche alluvioni e filoni di
origine magmatica. La litologia prevalente è a facies a grana grossa, biotitica, con aggregati
feldspatici macroscopici particolarmente sviluppati. Si presentano, inoltre, formazioni a facies
differenziate, pegmatitiche, microgranitiche, porfiriche e granatifere.
Partend o dalla località denominata "Padente", al km 11, della strada comunale Onifai-Su
Vitichinzu, alla destra ci si immette in una strada di penetrazione agraria, che passa per il bosco
che costeggia alla sinistra il Rio S'Arenariu. Si prosegue fino al cancello che indica l'ingresso
al cantiere di rimboschimento forestale. Una serie di tornanti in salita offrono un paesaggio
mozzafiato legato a delle forme spettacolari, nelle quali fa da protagonista il granito rosa. La
prima cima che si intravede ad Est corrisponde al rilievo granitico di Punta Nidu Abile posto a 337
metri s.l.m.. Proseguendo il percorso, alla sinistra della carrareccia, lungo una breve pendenza di
una decina di metri e a distanza di una trentina di metri l'una dall'altra, si intravedono due
forme su substrato granitico arenitizzato, localmente denominate "Sos Sombreros", che richiamano
l'omonimo cappello messicano, frutto dei processi morfologici. Proseguendo sulla strada rurale si
intravede una deviazione, alla sinistra, che conduce a "Punta Artu De", la cima che ha dato il nome
al cantiere forestale, interessante punto panoramico per l'osservazione del paesaggio sottostante.
Riprendendo la strada rurale, precedentemente abbandonata, ad un certo punto, si devia verso est in
una carrareccia che attraversa la località denominata "Sa Murtina", fino a raggiungere la base di
Punta Istiotha. Questo lembo di territorio offre spettacolari forme litologiche dovute all'erosione
sul substrato granitico degli agenti morfologici. Questa parte del territorio offre inoltre un
paesaggio legato a una zona umida nel quale il Rio oltre ad essere responsabile dell’incisione del
territorio rende particolarmente piacevole e ristoratrice la tappa della passeggiata. Si decide di
ritornare indietro ripercorrendo a ritroso la carrareccia fino all'incrocio che, verso sinistra
consente di ripercorrere le tappe e verso destra consente di avvicinarsi alla strada comunale
Onifai- Su Vitichinzu passando vicino a Punta Sas Concheddas (348 metri s.l.m.), Punta Sas Enas
(361 metri s.l.m.).
Seguendo la strada comunale Onifai-Su Vitichinzu, spina dorsale del territorio, a circa 7 km dal
centro abitato si svolta a sinistra, in una traversa che divide in due parti il cantiere forestale,
fino ad arrivare ad un cancello, alla sinistra, che consente l'ingresso alla cooperativa delle
vigne. Si attraversa il sistema delle vigne seguendo una carrareccia di servizio fino ad arrivare
al secondo cancello, al km 9,3 del nostro percorso, attraversato il quale bisogna aprire una rete
di recinzione per addentrarsi nella località denominata "Gutturos de Pullu". Si segue un sentiero
che dalla base tende a salire lungo i versanti occidentali di Monte Oddie (che raggiunge la cima
più alta a 267 metri s.l.m.). Il percorso si avvale di un sentiero scosceso utilizzato dagli
animali domestici ma reso difficile solo dalla presenza dalla fitta macchia mediterranea in alcuni
suoi punti. La passeggiata offre interessanti forme litologiche legate alla azione erosiva degli
agenti morfologici e forme residuali delle antiche fasi tettoniche. La presenza dell’uomo su questo
lembo del territorio risulta attestata nelle conche naturali, utilizzate come antiche abitazioni
già nel periodo nuragico e fino alla civiltà romana, non mancano infatti sparsi qua e la
testimonianze archeologiche. Si prosegue il percorso fino a raggiungere il versante meridionale del
rilievo nel quale spiccano due morfologie naturali sicuramente utilizzate dall’uomo fino ai giorni
nostri e che prendono il nome di “Concas de Bithinocco”, dal Rio omonimo che vi passa nelle
vicinanze.
Partendo dal centro abitato di Onifai si segue la strada provinciale N. 25 che porta al ponte sul Cedrino, per immettersi sulla S.S. 129 in direzione Galtellì. All’ingresso di Galtellì, a 4,7 km dalla base di partenza del nostro itinerario, ci si immette nella prima strada secondaria a sinistra che si dirige in salita verso il Monte Tuttavista. Il primo cartello che indica la direzione da prendere per andare verso il Monte lo si incontra al 5 km del nostro percorso. La strada si presenta abbastanza stretta ma estremamente panoramica. Arrivati agli 8,8 km percorsi, alla sinistra si trova l'ingresso per il cantiere forestale del territorio di Galtellì.
Si sale lungo la strada che attraversa tutto il cantiere forestale, articolandosi in una serie di tornanti che portano fino al pianoro del Monte, a 12,8 km dell'itinerario, dove finisce la strada bitumata con una piazzola di sosta. Sulla sinistra è presente la croce del Cristo Redentore, da dove si può scrutare l’intera vallata del Cedrino e le montagne della Baronia. Ritornando alla piazzola si scende nella carrareccia, alla destra del pianoro, quando al km 13,3 del nostro percorso incontriamo la strada, alla destra, che scende fino ad Orosei nei pressi delle cave di calcare. La si ignora e si prosegue fino ad arrivare alla postazione della vedetta dell’Ente Forestale della Sardegna che si trova nella località “Punta Conca Niedda” posta a 718 metri s.l.m.. Inizia il percorso a piedi lungo il dislivello di 700 m che congiunge alla S.S 129 al km 6, attraversando un paesaggio calcareo di notevole interesse.
La storia geolologica del Monte Tuttavista si sviluppa in un arco di 20 milioni di anni. Lungo il percorso proposto si presenta il paesaggio di un ambiente calcareo, con le tipiche forme carsiche (come i Karren carreggiati) e un paesaggio frutto dell’assestamento gravitativo in seguito ai movimenti tettonici post-pliocenici (3,7 Milioni di anni).
Per gli esperti di trakking si può ipotizzare sul Monte Tuttavista un percorso che consente di attraversare tutti i 700 metri di dislivello sia in salita che in discesa. Dalla S.S. 129, dirigendosi dal Ponte sul Cedrino, verso il centro abitato di Orosei, al km 6 si intravede l'ingresso per il cantiere forestale. Si segue un percorso lungo un sentiero scosceso, la prima parte del quale è stato realizzato dagli operai del cantiere stesso, mentre la seconda parte è costituito da roccia nuda. Si prosegue fino ad arrivare a "Punta Conca Niedda” (718 metri s.l.m.) che rappresenta il limite estremo del confine meridionale del territorio comunale di Onifai. Non bisogna tralasciare “Punta Fraigada” (552 metri s.l.m.), posta nella parte Nord-Orientale del percorso che mostra interessanti processi carsici, come i campi carreggiati (caratteristica questa che ha stimolato la fantasia locale e per la quale è stato definito il nome del sito), nonché testimonianze dei avvenimenti tettonici avvenuti in tempi geologici, trattandosi essa stessa di un blocco di frana. Questa località risulta assai interessante, oltre che per la litologia calcarea e per le forme di erosione connesse anche per la possibilità che offre di osservare il panorama della Valle del Cedrino, dei rilievi granitici posti a Nord, dei tavolati basaltici e della linea di costa sul Golfo di Orosei. Decidendo di scendere a piedi alla Valle, si può fare il percorso a ritroso, oppure si segue un impervio sentiero che passa per "Sa Tumba" (244 metri s.l.m.) fino alle pendici del Monte, passando lungo i depositi di frana e per la "Badde Conca Manna", presso il km 6,5 della S.S. 129, località che prende il nome da una apertura sulla roccia calcarea dovuta a processi carsici su un blocco oggetto di scivolamenti gravitativi avvenuti nel Villafranchiano.